Tesori sommersi

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Nell’epoca d’oro della pirateria, il bottino più ambito era l’argento spagnolo. Il metallo delle miniere boliviane, che sembrava inesauribile, era caricato su navi armate organizzate in un lungo convoglio che partiva per l’Europa solo due volte l’anno.
L’argento viaggiava sotto forma di monete, i pezzi da otto, così chiamati perché valevano 8 reali. Nell’uso comune potevano essere usati interi oppure divisi fino a otto spicchi. Quando non finivano nelle tasche dei pirati, i pezzi da otto arrivavano in Europa e da lì proseguivano il viaggio verso l’Estremo Oriente, dove erano usati per acquistare la seta e altre merci di grande valore.
I pezzi da otto erano all’epoca il carburante dell’economia mondiale. Nel continente americano erano così diffusi che le Colonne d’Ercole rappresentate sul verso della moneta, simbolo del Vecchio e del Nuovo Mondo, si trasformarono (si pensa) nelle due linee del dollaro moderno.

pezzi da otto

L’argento spagnolo faceva gola anche ai comuni cittadini. Molti decisero di andare alla ricerca delle navi affondate sperando fossero cariche di enormi ricchezze.
Un celebre cacciatore di tesori fu William Phips, americano di origini oscure che da semplice carpentiere riuscì a farsi finanziare nelle sue imprese nientemeno che dal re d’Inghilterra Giacomo II.
Nella sua carriera Phips riuscì a saccheggiare diversi relitti, tra cui quello della Nuestra Señora De La Concepción, mercantile naufragato nel 1641 al largo di Haiti a causa di un uragano. Grazie alle indicazioni di un superstite, Phips organizzò il recupero del carico usando il sistema della campana subacquea: i sommozzatori raggiungevano il relitto respirando l’aria conservata sotto la pesante campana di metallo, e potevano frugare per bene attingendo ad altre riserve d’aria contenute in barili vuoti disseminati sul fondo.

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Solo il bottino della Concepción valeva circa 210.000 sterline – ossia, se ho calcolato bene, circa 275.000 euro. Il re fu talmente contento dei risultati ottenuti da Phips che gli conferì il titolo di cavaliere e nel 1692 lo nominò addirittura governatore del Massachusetts. Per Phips fu una grande soddisfazione ma anche una bella gatta da pelare: proprio in quell’anno, in una città sotto la sua giurisdizione, Salem, scoppiò una selvaggia caccia alle streghe di cui si conserva ancora oggi il ricordo.

A chi vuole provare l’ebbrezza di frugare relitti con la campana subacquea, consiglio di giocare ad Assassin’s Creed 4: Black Flag
A chi invece preferisce maneggiare tesori senza fare troppa fatica, dedico una gallery di collane fatte da mia madre. I tesori della sua bottega, Il Caleidoscopio, non provengono dagli abissi del Mar dei Caraibi, ma si trovano in un paesino che a volte sembra scomparire dalla memoria del mondo.

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le colline cave /the hollow hills/

«Terrapieni, forti e colli antichi sono le dimore tradizionali delle Fate. La parola gaelica che indica le Fate è Sidhe (Shee), che significa popolo delle colline. Di notte le colline abitate dalle Fate si vedono spesso risplendere di miriadi di luci scintillanti. Talvolta la collina si solleva su pilastri, rivelando le luci vivide delle Fate che lentamente si allontanano in processione verso un’altra collina».
Brian Froud e Alan Lee (in Fate) corredano questa dichiarazione con un’immagine abbastanza chiara:
«Ancient earthworks, forts and barrows are the traditional home of faeries. The Gaelic for faerie is Sidhe (Shee) meaning people of the hills. At night faerie hills are often seen ablaze with myriad sparkling lights. Sometimes the hill may raise itself up on pillars to reveal the brilliant lights of Faerie which gradually move off in procession towards another hill».
Brian Froud and Alan Lee (in Faeries) supply this announcement with a rather clear picture:
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Faeries, Brian Froud and Alan Lee

In nota alla Leggenda di Knockgrafton (in Racconti di fate e tradizioni irlandesi, tradotto da Francesca Diano), Thomas C. Croker precisa che:
«Nelle leggende di ogni paese i fianchi delle colline sono mobili quanto la porta di casa del contadino; in quelle della Scandinavia non soltanto il fianco della collina si apre, cosa di ordinaria amministrazione, ma durante solenni festività, come la notte di Capodanno o la vigilia di San Giovanni, la collina stessa viene issata su dei pilastri e sospesa come un baldacchino sulla testa dei suoi abitanti, che sotto di essa danzano e gozzovigliano».
In a post note of The Legend of Knockgrafton (in Fairy Legends and Traditions of the South of Ireland), Thomas C. Croker explains:
«In the legends of all countries, hill-sides are as moveable as the door of the peasant’s own habitation; and in those of Scandinavia, not only does the hill-side open, which is a matter of common and daily occurrence; but on solemn festivals, such as New Year’s night and Saint John’s eve, the whole hill itself is lifted up on pillars ad suspended like a canopy over the heads of its inhabitants, who dance and revel beneath».
Le colline fatate hanno un’altra caratteristica: nascondono un tesoro.
Sempre Croker scrive, a proposito della Leggenda di Bottle-Hill:
«Poche sono le antiche rovine che non siano state esplorate nella speranza di trovarvi sepolto qualche tesoro nascosto; qualche volta è successo che l’edificio sia stato, per questa ragione, completamente distrutto a forza di scavi. A circa tre miglia a sud di Cork, vicino al villaggio di Douglas, c’è una collina chiamata Castello del Tesoro, dove chi scrive ha potuto assistere varie volte di persona alle fatiche di una vecchia in cerca “del piccolo orcio pieno d’oro” che, secondo la tradizione, dovrebbe essere sotterrato in quel luogo. Alcuni anni fa la scoperta di una rozza urna di argilla e di due o tre oggetti di ottone attrasse in quel luogo, per un certo tempo, un gran numero di persone; ed è tuttora opinione corrente che “il piccolo orcio pieno d’oro” rimanga nascosto nella collina per premiare qualche fortunato».
Here’s another feature of fairy hills: they always hide a treasure.
Croker, talking about The Legend of Bottle-Hill, says:
«There are few old ruins in and about which, excavations have not been made in the expectation of discovering hidden wealth; in some instances the consequence is, the destruction of the building, which has been actually undermined. About three miles south of Cork, near the village of Douglas, is a hill called Castle Treasure, where the writer has more than once witnessed the labours of a old woman in search of “a little crock of gold”, which, according to tradition, is buried there. The discovery, a few years since, of a rudely-formed clay urn and two or three brazen implements, attracted, for some time, great crowds to the spot; and it is still a prevalent opinion, that “the little crock of gold” at Castle Treasure remains to reward some lucky person».
Perché le fate vivono nelle colline? C’è una spiegazione.
Secoli fa si chiamavano Tuatha Dé Danaan. Dei umanizzati o eroi divinizzati, arrivarono in Irlanda dal mare ed erano determinati a non tornare mai più indietro – tanto da dare fuoco a tutte le loro navi. Si diceva fossero superiori a tutti i popoli della terra per la loro abilità nelle arti.
Quando furono sconfitti dai Milesi, un nuovo popolo di invasori, il loro mondo fu diviso in due parti: «la superficie toccò agli ordinari e mortali Milesi e alla loro progenie, mentre i Tuatha Dé Danaan andarono a vivere sottoterra, facendosi strada all’interno delle colline» (Marie Haney in The Names Upon the Arp).
Lontani dalla luce del sole, rimpicciolirono di statura, e per questo furono chiamati Piccolo Popolo.
Di tanto in tanto, «tornano tra gli umani per mischiarsi con loro e intromettersi nei loro affari. Ma tornano sempre al loro regno sotterraneo, l’altrove felice, la Terra della Giovinezza» (ibidem).
Why do fairies live in hills? Here’s the reason.
Many centuries ago, their name was Tuatha Dé Danaan. As humanized gods or deified heroes, they arrived in Ireland from the sea and so determined they were to never go back that they burned all their ships. People said they were excelling in their proficiency in every art.
As they were defeated by Milesians, a new invader people, their world was split in two: «the surface going to the ordinary, mortal Milesians and their progeny while the Tuatha Dé Danaan live underground, the route to which is the sídh» (Marie Haney in The Names Upon the Arp).
Away from the sunshine, they became smaller and so they were called Little Folk.
Sometimes, they return «to mingle with humans and come and go in their affairs. but they always returned to their kingdom under the earth, that happy otherworld, the Land of Youth» (ibidem).
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Faeries, Brian Froud and Alan Lee