Una regina spregiudicata

Grainne, figlia del re d’Irlanda, è la promessa sposa del vecchio Finn Mac Cumhaill, capo dei leggendari guerrieri Fianna. Si innamora di Diarmaid, il giovane e affascinante nipote di Finn. Durante un banchetto, dopo aver offerto ai presenti un potente narcotico, confessa a Diarmaid il suo amore e gli chiede di rapirla e salvarla dal matrimonio con Finn. Diarmaid si rifiuta. Grainne pronuncia una geis per legarlo per sempre a sé.
Nella tradizione celtica la geis è un sortilegio che comporta sia un dono che un tabù. Rispettare la propria geis significa avere una vita felice e fortunata, mentre infrangerla scatena una serie di sventure che non colpiscono solo il diretto interessato ma l’intera comunità. Pronunciando la geis, Grainne afferma in modo prepotente la libertà di fare le cose a modo suo. Rifiuta di essere una donna accondiscendente, disubbidisce al padre e al re, addirittura arriva a forzare i sentimenti dell’uomo che ama. Va molto oltre il ruolo che altri le hanno assegnato, È ribelle alla società, ai suoi valori precostituiti e ai criteri di coloro che vogliono scegliere al posto suo: in una parola, è spregiudicata.

Diarmaid e Grainne ricompaiono nel XII secolo nei panni di Tristano e Isotta. La storia dei due amanti tenaci e infelici, legati non più da un incantesimo ma da un filtro d’amore, viene raccontata in diversi modi da Béroul di Normandia, Thomas d’Inghilterra, Chrétien de Troyes e Maria di Francia. Tutti questi poeti facevano parte della corte della regina Eleonora d’Aquitania.

La Dame à la licorne, arazzo fiammingo del XV secolo

La Dame à la licorne, arazzo fiammingo del XV secolo

Eleonora d’Aquitania è, per intenderci, l’anziana regina che compare in alcuni film su Robin Hood mentre raccoglie il denaro per riscattare suo figlio Riccardo Cuor di Leone, prigioniero alle crociate. Non è particolarmente famosa oggi, ma all’epoca fu una personalità di notevole spessore, sia politico che culturale. Non a caso fiorirono su di lei le leggende più disparate. Ve ne riporto qualcuna.

Eleonora nasce nel 1122, figlia del duca d’Aquitania. Suo nonno è Guglielmo il Trovatore, un personaggio molto sopra le righe – famoso per la sua abilità di contrariare papi e prelati, amato dalle mogli dei suoi vassalli, incantato dalla poesia d’amore musulmana da cui prese spunto per scrivere le sue rime, diventando il primo trovatore.
Eleonora è bella e intelligente. Diventa molto colta e sofisticata, complice anche la ricca e aperta corte d’Aquitania. Alla morte di suo padre eredita l’Aquitania, la Guascogna e il Poitou, diventando praticamente più ricca del re di Francia. Così Luigi la sposa.

A soli 15 anni, Eleonora incanta il re e la corte di Parigi, povera e arretrata rispetto a quella aquitana. Poeti e artisti si mettono al servizio della regina. Cambia il modo di vestire e di comportarsi. Nascono i “tribunali d’amore”, dove dame e cavalieri parlano di diritti e doveri sulle questioni d’amore. La regina incarna la domina, la signora a cui tutto si deve e che niente è obbligata a dare, cantata dai trovatori come il termine ultimo e assoluto dell’amore cortese. Ispira ai suoi poeti personaggi leggendari come Isotta, Ginevra e la fata Melusina.
Anche re Luigi subisce il fascino della moglie ma fatica un po’ a tenerla a bada. Eleonora è abituata a sentirsi padrona della sua corte e delle sue terre, accetta malvolentieri il ruolo di regina consorte. Inoltre, il re teme quello che le malelingue dicono di lei: che si circondi di amanti per l’insipienza del marito.
Quando viene bandita una nuova crociata, Luigi decide di portarla con sé in Terrasanta. Da qui le storie sulla regina diventano sempre più impertinenti. Si dice che Eleonora partecipi alle battaglie cavalcando a seno nudo con le sue dame, come un’amazzone. Si dice che intrecci una relazione con suo zio, il fascinoso principe d’Antiochia Raimondo di Poitiers. Infine, si dice che la regina fuggì insieme al Saladino, il più grande condottiero musulmano (che, per inciso, regnò 20 anni dopo).

Nel 1151, dopo 14 anni di matrimonio e due figlie, la regina chiede al papa l’annullamento per consanguineità. Il marito acconsente, la lascia libera e le restituisce i suoi ducati. Dopo meno di due mesi Eleonora sposa Enrico Plantageneto e diventa di nuovo regina, questa volta d’Inghilterra.
Enrico è giovane, bello e ambizioso. I due hanno otto figli e governano insieme il regno, che grazie ai ducati di Eleonora si è esteso anche alla Francia meridionale.
Ma Enrico è infedele e il loro buon accordo viene presto meno. Tra le tante amanti, il re si lega particolarmente alla giovane Rosamund Clifford, figlia di un vassallo. La bella Rosamunda è la protagonista di innumerevoli poemi in cui, ingenua e innamorata, accetta di farsi rinchiudere in un labirinto in modo che il re solo possa raggiungerla. Ma l’espediente non la mette al sicuro dalla gelosia della regina, che, come la perfida e orribile strega di Biancaneve, la raggiunge e la avvelena.
In realtà non fu Eleonora a uccidere Rosamunda. O almeno non di persona, visto che la regina stessa era prigioniera in una torre. In disaccordo col marito, aveva infatti convinto i figli a ribellarsi per prendersi il trono. Enrico aveva messo tutto a tacere e l’aveva imprigionata per renderla inoffensiva. Il film del 1968 Il leone d’inverno è uno spaccato della famiglia reale in questo periodo. La sessantunenne Eleonora viene interpretata da Katharine Hepburn, che all’epoca aveva la stessa età (e che, pare, fosse davvero una lontana discendente della regina).

La regina ottiene di nuovo la libertà 15 anni dopo, alla morte di Enrico. Ma deve ancora affrontare congiure, liti tra i suoi figli e guerre con il re di Francia. Con addosso la stanchezza del mondo e dei suoi ottant’anni, dopo aver seppellito i due mariti e quasi tutti i suoi figli, si ritira in convento. Sulla sua tomba viene ricordata come la donna “che superò tutte le altre regine del mondo”.

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il fascino della palude

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Così direbbe un prof. di letteratura italiana:

Nei poemi cavallereschi c’è sempre un bosco-foresta-selva in cui il protagonista di turno si smarrisce. Smarrirsi, non perdersi. C’è una bella differenza:
 perdere (dal verbo latino pereo) si collega al concetto di distruzione: se perdi una cosa è perché è andata distrutta, non esiste più;
– smarrire (dal verbo germanico marrjan) si ricollega ai concetti di impedimento e confusione: se smarrisci qualcosa non la trovi, ma da qualche parte c’è ancora.
Il cavaliere che smarrisce qualcosa o che si smarrisce ci riporta alla queste ovvero “ricerca”, lo scopo ultimo di tutti i poemi cavallereschi.

Può accadere che nel bosco ci sia uno specchio d’acqua o una fonte o uno stagno, qualcosa o qualcuno che ti offre ristoro e, con garbo e gentilezza, ti invita a non proseguire. E tu resti lì, fermo.
Questo è l’incanto della fata Melusina.

Melusina

Mélisande

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Mary Garden interpreta Mélisande

Così scrive Maurice Maeterlinck:

Golaud si smarrisce nella foresta inseguendo un cinghiale. Sul bordo di una fontana c’è una fanciulla che piange. Qualcuno le ha fatto del male, si chiama Mélisande e ha perduto la sua corona nell’acqua. Golaud la porta con sé e poco dopo la sposa.
Il fratello minore, Pelléas, si innamora di Mélisande, ricambiato – On dirait que ta voix a passé sur la mer au printemps…

costume for pelleas et melisande, 1927

Mélisande: costume disegnato da Erté

Nel gennaio del 1894, mentre lavora al capolavoro Pelléas et Mélisande, Claude Debussy scrive all’amico e collega Ernest Chausson: «Ho passato intere giornate a inseguire quel “niente” di cui è fatta Mélisande, e talvolta mi mancava persino il coraggio di raccontarvelo. Non se se vi siete mai addormentato, come me, con una vaga voglia di piangere, come se non si fosse potuto vedere durante la giornata una persona amatissima».

la fata serpente

Melusine_frontespizio

Così racconta Jean d’Arras:

Disperato per aver ucciso uno zio in un incidente di caccia, il cavaliere Raymondin galoppa nel folto del bosco. Presso una fonte incontra una bellissima dama, che mostra di conoscere il suo nome e la sua sventura. Sposami, gli dice, e ti darò ricchezza e fortuna. Sarò una moglie fedele e ti darò molti figli, ma a una condizione: quando, di sabato, mi allontanerò, non cercarmi mai.

Raymondin sposa Mélusine e con i loro dieci figli*, tutti belli a parte qualche piccolo difetto fisico, nasce la nobile casata dei Lusignan.

Un bel sabato, Raymondin, avvelenato dalle insinuazioni del fratello invidioso, decide di spiare la moglie. La vede farsi il bagno in una tinozza molto profonda: dalla vita in giù non è donna ma serpente. Mélusine si accorge del tradimento e si lancia in volo dalla finestra. Da allora si farà vedere solo di notte, in sembianze di donna per contemplare i figli che dormono, in sembianze di drago ogni volta che una sventura si abbatterà sulla casata dei Lusignan.

Tres riches heures Mars

*La progenie di Mélusine e Raymondin:
Urien, il maggiore, con il viso corto e largo, un occhio rosso e uno verde e con le orecchie più grandi del mondo, futuro re di Cipro;
Eudes, con un orecchio più grande dell’altro;
Guyon, con un occhio più in alto dell’altro, futuro re d’Armenia;
Antoine, con un’unghia (per altri una zampa) di leone sulla guancia;
Renaud, con un solo occhio, futuro re di Boemia;
Geoffroy, con una zanna di cinghiale che gli spunta dalla bocca;
Fromont, con un piccolo neo peloso sul naso, si farà monaco a Maillezais;
Horrible, incredibilmente alto, con tre occhi e una ferocia incontrollabile (a quattro anni aveva già ucciso due nutrici);
Thierry e Raymonnet, perfettamente normali.