Caleidoscopio natalizio

L’8 dicembre è il giorno in cui, per tradizione, gli addobbi natalizi vengono tirati fuori dalle scatole polverose in cui restano per il resto dell’anno e diventano i raggianti protagonisti della casa.

Nel caso del Caleidoscopio, la bottega artigiana di Kita Ianniello, gli addobbi sono stati tutti realizzati a mano per l’occasione (confrontateli con quelli dell’anno scorso, se non ci credete). E siccome sono troppo belli per finire nel dimenticatoio, è possibile sceglierne qualcuno, portarlo a casa, trovargli un bel posticino e lasciarlo sempre lì, in modo da trasmetterci la meraviglia gioiosa propria del Natale anche quando le vacanze saranno passate.
Il difficile è capire che cosa scegliere…

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sulla margherita

Il termine margherita deriva dal gr. margarítēs ‘perla’, e nel linguaggio dei fiori ha diversi significati, tutti positivi e collegati ai concetti di bellezza e purezza. Il nome inglese daisy deriverebbe dall’espressione day’s eye ‘occhio del giorno’, in riferimento sia alla corolla a raggiera, che ricorda il sole, sia alla sua predilezione per la luce diretta (caratteristica comune anche al girasole, al settembrino e gli altri fiori della stessa famiglia, le Asteraceae).

Secondo la medicina popolare, questa pianta era utile a curare le malattie degli occhi, la tensione nervosa e addirittura le ferite da taglio – tanto che i medici che accompagnavano le legioni romane non facevano mai mancare una provvista di margherite fresche in caso di combattimento.

Nel medioevo era simbolo di amore fedele: la ghirlanda di margherite era l’ornamento indossato da una dama innamorata e il pegno che lasciava al suo cavaliere quando questi partiva per andare in guerra.

Al fiore si attribuivano anche capacità profetiche. Era di buon auspicio sognare margherite in primavera o in estate, e al contrario era cattivo presagio in autunno o in inverno. Calpestare sette margherite in un prato era il segno dell’arrivo della bella stagione e quindi un augurio di abbondanza, ma portava sfortuna piantarle nel proprio giardino. Per conoscere quanti anni doveva aspettare per sposarsi, una fanciulla doveva contare le margherite che aveva raccolto a occhi chiusi; per sapere se l’amato ricambiava il suo amore, doveva strapparne i petali sussurrando “m’ama non m’ama”.

Inoltre, si pensava che una ghirlanda di margherite poteva proteggere dagli scherzi del popolo fatato durante i festeggiamenti del calendimaggio.

Anche sulla Collina si parla molto bene delle margherite:

margherita

 

si torna al lavoro

«In quella casa stravagante, Ursula lottava per preservare il senso comune, e aveva ampliato l’industria di animaletti di caramello, aggiungendo un forno che produceva per tutta la notte canestri di pane e una prodigiosa varietà di budini, meringhe e biscottini, che si dileguavano in poche ore per le plaghe della palude. Era giunta a un’età in cui aveva diritto di riposare, ma ciò malgrado era sempre più attiva. Era così occupata nelle sue prospere iniziative, che un pomeriggio guardò distrattamente in direzione del patio, mentre l’india l’aiutava ad addolcire la pasta, e vide due adolescenti sconosciute e graziose che ricamavano a telaio nella luce del crepuscolo.

«Ursula si rese improvvisamente conto che la casa si era riempita di gente, che i suoi figli erano sul punto di sposarsi e di avere figli, e che sarebbero stati costretti a disperdersi per mancanza di spazio. Allora prese il denaro accumulato durante lunghi anni di duro lavoro, contrasse debiti coi suoi clienti, e intraprese l’ampliamento della casa. […] Seguita da dozzine di muratori e carpentieri, come se avesse contratto il delirio febbrile di suo marito, Ursula stabiliva la posizione della luce e il comportamento del calore, e distribuiva lo spazio senza il minimo senso dei suoi limiti.

«La primitiva costruzione dei fondatori si riempì di utensili e di materiale, di operai affranti di sudore, che chiedevano a tutti il favore di non intralciare, senza pensare che erano loro quelli che intralciavano, esasperati dal sacco di ossa umane che li perseguitava dappertutto col suo sordo sonagliare.
In mezzo a quei disagi, respirando calce viva e melassa di catrame, nessuno capì molto bene come fece a sorgere dalle viscere della terra non soltanto la casa più grande che ci sarebbe mai stata nel villaggio, ma anche la casa più ospitale e fresca che ci fu mai nel giro della palude».

L’angolino in cui ci si dedica al proprio lavoro diventa a volte il posto più bello del mondo.

Credits:
Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine (pp.54-57)
Mast’Alfredo
Kita Ianniello del Caleidoscopio
Laura Wadsworth di The embellished nest

a wedding backstage

Tutto quello che vedete è stato realizzato da Kita Ianniello (vedi Caleidoscopio), con l’aiuto di zia Giò e nonna Maria. La fata fior d’arancio viene invece dalla Collina.

dicembre al Caleidoscopio

Nonostante il novembre scontento abbia lasciato il passo alla regina delle nevi, ci sono posti in cui si può sempre trovare un po’ di calduccio, una caramella e addirittura un mazzetto di fiori primaverili.

Non ci credete? Fate un salto al Caleidoscopio

La deliziosa botteguccia di Kita Ianniello (ricordate?) resta un po’ isolata sulla sua collina gelida e incantata, soprattutto di questi tempi. Ma se avete qualche curiosità, o se volete fare dei pensierini natalizi che lascino tutti a bocca aperta, scrivete pure a strettalafoglia.mara@gmail.com o a giusefamu@alice.it.

Vi aspettiamo?