Il futuro in una sfera di cristallo

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A Londra, in una teca del del British Museum, si può ancora oggi ammirare una sfera di cristallo di rocca del diametro di 5,2 cm. Secondo la tradizione, il manufatto apparteneva a John Dee, il mago a servizio della regina Elisabetta I.
Figlio di un cortigiano e dotato di un’intelligenza brillante, a vent’anni Dee si guadagnò la fama di avere poteri sovrannaturali realizzando gli effetti speciali per la messa in scena de La pace di Aristofane (nella fattispecie, una macchina volante a forma di scarabeo stercorario). Viaggiò in lungo e in largo per l’Europa e divenne famoso come scienziato e matematico. Nonostante fosse stato accusato di tradimento da Maria Tudor, e nonostante fosse sospettato di stregoneria dalle autorità religiose, conquistò il favore di Elisabetta diventando uno dei suoi più fidati consiglieri – per esempio, fu lui a stabilire la data dell’incoronazione della sovrana, il 15 gennaio 1559. Mise in piedi una vastissima biblioteca nella sua casa di Mortlake, che divenne punto di riferimento per studiosi e studenti. Perché Sua Maestà potesse creare l’Impero Britannico, istruì i navigatori che partivano alla conquista del Nuovo Mondo.

Dee era un uomo di scienza ed era anche molto religioso. Ben presto cominciò a pensare che la ragione umana non era sufficiente a indagare nei segreti della natura. Nel 1582 conobbe Edward Kelley, alchimista e occultista, che sosteneva di poter parlare con angeli e spiriti. Per partecipare a queste “conferenze spirituali” Dee costruì diversi manufatti “magici”, tra cui la sfera di cristallo, e riprese a viaggiare per l’Europa. Il sodalizio durò finché Kelley, riferendo un parere degli spiriti, disse che loro due dovevano condividere tutto, anche le mogli. Dee, all’epoca già anziano, soffrì di dover cedere la sua bella Jane al giovane collega, e così tornò in patria, dove finì i suoi anni da solo e in povertà.

Il personaggio del dottor Dee ha influenzato moltissimi scrittori, soprattutto britannici, sia per la sua personalità che per il singolare aspetto – «Era alto e slanciato. Vestiva un abito simile al camice degli artisti, con le maniche larghe e uno spacco… Una carnagione molto bella, leggermente rossa, una lunga barba bianca come il latte. Un uomo davvero bello» (così lo descrive l’antiquario Aubrey).

Shakespeare modellò su di lui il mago Prospero, protagonista de La tempesta.
In uno degli episodi più cupi di The Sadman (#5-6) di Neil Gaiman, John Dee si fa chiamare Doctor Destiny ed è un supercriminale evaso dal manicomio di Arkham. Si ritrova in possesso del rubino onirico di Sogno e ne sfrutta il potere per manipolare in modo orribile le menti e le azioni di alcuni sventurati, fino alla resa dei conti finale.

Si pensa anche (ma non ci sono fonti ufficiali a riguardo) che il dottor Dee abbia ispirato i maghi oggi più famosi della letteratura fantasy, Gandalf di Tolkien e Albus Silente di J.K. Rowling.
Silente ha direttamente a che fare con una sfera di cristallo contenente una profezia, da cui dipende il destino di Harry e anche quello del mondo magico. Ma non dimentica mai di sottolineare che «Le conseguenze delle nostre azioni sono sempre così complicate, così mutevoli, che predire il futuro è davvero molto difficile».

Certe volte farebbe comodo avere una profezia abbastanza vaga da non rivelarci come andrà a finire ma sufficientemente evocativa da suggerirci cosa fare. Ma, a meno di non incontrare una Sibilla Cooman particolarmente ispirata, dobbiamo decisamente farne a meno. In compenso, se vi piacciono le sfere, al Caleidoscopio ce n’è per tutti i gusti.

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Tesori sommersi

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Nell’epoca d’oro della pirateria, il bottino più ambito era l’argento spagnolo. Il metallo delle miniere boliviane, che sembrava inesauribile, era caricato su navi armate organizzate in un lungo convoglio che partiva per l’Europa solo due volte l’anno.
L’argento viaggiava sotto forma di monete, i pezzi da otto, così chiamati perché valevano 8 reali. Nell’uso comune potevano essere usati interi oppure divisi fino a otto spicchi. Quando non finivano nelle tasche dei pirati, i pezzi da otto arrivavano in Europa e da lì proseguivano il viaggio verso l’Estremo Oriente, dove erano usati per acquistare la seta e altre merci di grande valore.
I pezzi da otto erano all’epoca il carburante dell’economia mondiale. Nel continente americano erano così diffusi che le Colonne d’Ercole rappresentate sul verso della moneta, simbolo del Vecchio e del Nuovo Mondo, si trasformarono (si pensa) nelle due linee del dollaro moderno.

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L’argento spagnolo faceva gola anche ai comuni cittadini. Molti decisero di andare alla ricerca delle navi affondate sperando fossero cariche di enormi ricchezze.
Un celebre cacciatore di tesori fu William Phips, americano di origini oscure che da semplice carpentiere riuscì a farsi finanziare nelle sue imprese nientemeno che dal re d’Inghilterra Giacomo II.
Nella sua carriera Phips riuscì a saccheggiare diversi relitti, tra cui quello della Nuestra Señora De La Concepción, mercantile naufragato nel 1641 al largo di Haiti a causa di un uragano. Grazie alle indicazioni di un superstite, Phips organizzò il recupero del carico usando il sistema della campana subacquea: i sommozzatori raggiungevano il relitto respirando l’aria conservata sotto la pesante campana di metallo, e potevano frugare per bene attingendo ad altre riserve d’aria contenute in barili vuoti disseminati sul fondo.

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Solo il bottino della Concepción valeva circa 210.000 sterline – ossia, se ho calcolato bene, circa 275.000 euro. Il re fu talmente contento dei risultati ottenuti da Phips che gli conferì il titolo di cavaliere e nel 1692 lo nominò addirittura governatore del Massachusetts. Per Phips fu una grande soddisfazione ma anche una bella gatta da pelare: proprio in quell’anno, in una città sotto la sua giurisdizione, Salem, scoppiò una selvaggia caccia alle streghe di cui si conserva ancora oggi il ricordo.

A chi vuole provare l’ebbrezza di frugare relitti con la campana subacquea, consiglio di giocare ad Assassin’s Creed 4: Black Flag
A chi invece preferisce maneggiare tesori senza fare troppa fatica, dedico una gallery di collane fatte da mia madre. I tesori della sua bottega, Il Caleidoscopio, non provengono dagli abissi del Mar dei Caraibi, ma si trovano in un paesino che a volte sembra scomparire dalla memoria del mondo.

Caleidoscopio natalizio

L’8 dicembre è il giorno in cui, per tradizione, gli addobbi natalizi vengono tirati fuori dalle scatole polverose in cui restano per il resto dell’anno e diventano i raggianti protagonisti della casa.

Nel caso del Caleidoscopio, la bottega artigiana di Kita Ianniello, gli addobbi sono stati tutti realizzati a mano per l’occasione (confrontateli con quelli dell’anno scorso, se non ci credete). E siccome sono troppo belli per finire nel dimenticatoio, è possibile sceglierne qualcuno, portarlo a casa, trovargli un bel posticino e lasciarlo sempre lì, in modo da trasmetterci la meraviglia gioiosa propria del Natale anche quando le vacanze saranno passate.
Il difficile è capire che cosa scegliere…

si torna al lavoro

«In quella casa stravagante, Ursula lottava per preservare il senso comune, e aveva ampliato l’industria di animaletti di caramello, aggiungendo un forno che produceva per tutta la notte canestri di pane e una prodigiosa varietà di budini, meringhe e biscottini, che si dileguavano in poche ore per le plaghe della palude. Era giunta a un’età in cui aveva diritto di riposare, ma ciò malgrado era sempre più attiva. Era così occupata nelle sue prospere iniziative, che un pomeriggio guardò distrattamente in direzione del patio, mentre l’india l’aiutava ad addolcire la pasta, e vide due adolescenti sconosciute e graziose che ricamavano a telaio nella luce del crepuscolo.

«Ursula si rese improvvisamente conto che la casa si era riempita di gente, che i suoi figli erano sul punto di sposarsi e di avere figli, e che sarebbero stati costretti a disperdersi per mancanza di spazio. Allora prese il denaro accumulato durante lunghi anni di duro lavoro, contrasse debiti coi suoi clienti, e intraprese l’ampliamento della casa. […] Seguita da dozzine di muratori e carpentieri, come se avesse contratto il delirio febbrile di suo marito, Ursula stabiliva la posizione della luce e il comportamento del calore, e distribuiva lo spazio senza il minimo senso dei suoi limiti.

«La primitiva costruzione dei fondatori si riempì di utensili e di materiale, di operai affranti di sudore, che chiedevano a tutti il favore di non intralciare, senza pensare che erano loro quelli che intralciavano, esasperati dal sacco di ossa umane che li perseguitava dappertutto col suo sordo sonagliare.
In mezzo a quei disagi, respirando calce viva e melassa di catrame, nessuno capì molto bene come fece a sorgere dalle viscere della terra non soltanto la casa più grande che ci sarebbe mai stata nel villaggio, ma anche la casa più ospitale e fresca che ci fu mai nel giro della palude».

L’angolino in cui ci si dedica al proprio lavoro diventa a volte il posto più bello del mondo.

Credits:
Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine (pp.54-57)
Mast’Alfredo
Kita Ianniello del Caleidoscopio
Laura Wadsworth di The embellished nest

a wedding backstage

Tutto quello che vedete è stato realizzato da Kita Ianniello (vedi Caleidoscopio), con l’aiuto di zia Giò e nonna Maria. La fata fior d’arancio viene invece dalla Collina.