Questa non è una matita

Questa non è una semplice matita.

Ha un nome, Matita Matitò, che è stato anche inciso (a penna) laddove una volta aveva la gomma. Ha anche una canzoncina – Matita Matitooooooò – che veniva intonata mentre la usavo.

Da piccola mi piaceva molto disegnare, e mi piaceva forse allo stesso modo chiedere alla mia (bravissima!!!) mamma di disegnare qualcosa per me. La matita che gli prestavo in quel momento diventava magica, perché assorbiva un po’ della sua bravura. Matita Matitò è l’unica sopravvissuta di queste matite “speciali”. Da allora è sempre stata per me “la matita delle matite”, un talismano. Che ha occupato per decenni un posto d’onore tra i memorabilia dell’infanzia.

Ora è venuto il momento di tirarla fuori dai ricordi, e di tenerla di nuovo con me. C’è un anno nuovo tutto da disegnare.

PS: Qualcuno potrebbe obiettare che, se non ti piace disegnare, una matita resta comunque solo una matita. Be’, un paio di persone, tipo Dalton Ghetti e Cindy Chinn, hanno dimostrato che una semplice, vecchia matita può essere importante. Può diventare un pretesto per non dare le cose per scontate.

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Niente gomme da cancellare

Qualche giorno fa mi sono rimessa a disegnare, praticamente dopo secoli. In genere questi sono attacchi sporadici, che non durano più di qualche giorno: non disegno mai perché non sono soddisfatta di come disegno, ma non sono soddisfatta di come disegno proprio perché non lo faccio mai. Un circolo vizioso semplice, stupido, infrangibile.

Così, per prendere coraggio, ho una specie di rituale. Vado a riprendere Disegnare di Quentin Blake e John Cassidy. Non c’è neanche bisogno che riapra pagina 5. Ormai so perfettamente che cosa dice: Noi non crediamo nell’errore.

disegnare pagina 5 001

Per curiosità, sono andata a cercare le 7 regole d’oro dell’illustrazione di Quentin Blake – anzi, poiché non credo che Blake sia una persona autoritaria e normativa, i suoi 7 consigli per chi fa l’illustratore o vorrebbe farlo. La prima regola (la PRIMA!) è questa:

PERDI LE TUE INIBIZIONI Tutti sanno disegnare qualcosa. Alcuni si vergognano perché pensano di non essere molto bravi, ma quello che dico loro è: “Disegna quello che puoi vedere davanti a te”. Se lo riguarderai dopo resterai sorpreso di cosa hai portato via da quella persona, quella situazione, quel paesaggio. Hai afferrato qualcosa. Potrebbe non essere ciò con cui pensavi di cominciare, ma quel grado di concentrazione va molto bene per questo metodo. Lo faccio da 75 anni e continua ad essere interessante.

Grazie alla vicinanza del mio libro-talismano (che non ho mai riempito di disegni, perché  appunto non mi piaceva come li facevo) riesco a riprendere la matita in mano. Non sono quasi mai soddisfatta dei risultati, però mi sento così bene…

Poi quasi sempre vince la gomma, che con voce censoria decreta che è inutile continuare. Non ne vale più la pena.
Ma è la sua parola contro quella di Quentin Blake, e non ho dubbi su chi abbia ragione.