Parole magiche per farsi coraggio

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Foresta e colomba, Max Ernst 1927

Nel primo volume de Il Trono di Spade, Arya Stark viene sorpresa dai soldati nemici mentre sta seguendo una lezione di scherma. Il suo maestro si sacrifica per salvarla e la ragazzina riesce a fuggire ma è comprensibilmente terrorizzata perché a lei e a suo padre accada il peggio. Per farsi coraggio, ripete ossessivamente tra sé e sé gli insegnamenti del maestro:

Rapida come un cervo. Silenziosa come un’ombra. La paura uccide più della spada. Veloce come una vipera. Calma come acqua stagnante. La paura uccide più della spada. Forte come un orso. Feroce come un furetto. La paura uccide più della spada. Colui che teme di perdere ha già perso. La paura uccide più della spada. La paura uccide più della spada. La paura uccide più della spada.

Per la sua lotta contro l’apartheid, Nelson Mandela entrò in prigione a 44 anni e ne uscì ben 27 anni dopo. In quel periodo furono i libri a fargli compagnia. Una volta libero, e divenuto presidente, confessò che, nei momenti più disperati, era riuscito a farsi forza recitando una poesia di William Ernest Henley, Invictus. Continua a leggere

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le mani sono zampe

Le mani sono zampe
le facce sono musi
il naso è così fine che vediamo ad occhi chiusi.

Le dita sono ali
le pelli sono pelo
corriamo dentro il mare e poi corriamo dentro il cielo.

E gli occhi sono grandi
il loro sguardo è triste
corriamo dentro favole che tu non hai mai viste.

Noi siamo gli animali
non siamo intelligenti
però vediamo cose che non vedi e che non senti

Noi siamo gli animali
ignoriamo le parole
però noi chiacchieriamo con la luna e con il sole.

Tu cucciolo di uomo
rispettaci perché
Noi siamo gli animali e siamo qui prima di te.

Bruno Tognolini, Gli animali

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Gus Gordon via Animalarium

Il prossimo appuntamento per tutti i bambini che amano gli animali, le loro storie (raccontate nei libri di Sinnos Editrice) e le loro impronte colorate è il laboratorio Giochiamo con le orme venerdì 17 gennaio* alle 17:00 nella libreria Centostorie, via delle rose 24 (Roma).

Equipaggiamento: voce squillante e calzini di ricambio.
Età consigliata: 3-6 anni.
Costo: 6 euro, materiali inclusi.
Prenotazione obbligatoria: 06.2187201 – info@centostorie.it – Centostorie eventi

Gatti, cani, volpi, leoni, scimmie, cavalli e lupi vi aspettano!

*Il laboratorio è stato rimandato al 24 gennaio.

Sessantotto

Libero, libera, liberi tutti
Libero l’albero e libero il seme
Liberi i belli di essere brutti
Le volpi furbe di essere sceme
Il fiume è libero d’essere mare
Il mare è libero dall’orizzonte
Libero il vento se vuole soffiare
Liberi noi di sentircelo in fronte
Libero tu di essere te
Libero io di essere me
Liberi i piccoli di essere grandi
Liberi i fiori di essere frutti
Libero, libera, liberi tutti

Bruno Tognolini, Filastrocca libera (Melevisione)

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Codex Seraphinianus, 1976-78

Si legge sull’enciclopedia Treccani: «La nozione di Sessantotto non si riferisce solo all’anno 1968, ma a una più ampia stagione (tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta) di ribellione delle giovani generazioni, attratte dall’ideale di rivoluzionare la società e la politica».

Si contestava la politica imperialista, le discriminazioni razziali e sessuali, il disagio della stragrande maggioranza dei lavoratori, il divario tra la politica e la vita reale, la lentezza della scuola rispetto a un mondo in continua evoluzione.

Sono le stesse problematiche di oggi, cambia la forma ma non la sostanza. Si dice allora che il Sessantotto non ha cambiato la realtà delle cose ma la mentalità delle persone, che è stato una grande rivoluzione culturale. Fallita, almeno in parte, solo perché incapace di tradurre le rivendicazioni di libertà in realizzazioni concrete.

La libertà è la facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo, dice sempre la Treccani.
La cultura è organizzazione, dicevano gente come Gramsci e Gobetti.
C’è sempre tempo per fare un nuovo Sessantotto. È l’augurio più bello e più grande che oggi mi sento di fare.

chi siamo? chi vorremmo essere? e chi saremo?

Per serendipità, in inglese serendipity, si intende l’attitudine a fare scoperte fortunate e impreviste, ma anche la capacità di cogliere e interpretare correttamente un fatto rilevante che si presenti in modo inatteso e casuale*. Quel che accade quando, come diceva il poeta Andrea Zanzotto, «miri a conquistare le Indie e raggiungi l’America».

Il termine ha un’etimologia molto particolare: «È stato una volta che lessi una favoletta dal titolo I tre prìncipi di Serendippo. Quando le loro altezze viaggiavano, continuavano a fare scoperte, per accidente e per sagacia, di cose di cui non erano in cerca: per esempio, uno di loro scoprì che un cammello cieco dall’occhio destro era passato da poco per la stessa strada, dato che l’erba era stata mangiata solo sul lato sinistro, dove appariva ridotta peggio che sul destro – ora capisce la serendipità?» Così scrive ad un amico Horace Walpole, riferendosi a un racconto persiano tradotto in italiano da un certo Cristoforo Armeno; Serendippo deriverebbe da Serendip, nome persiano dello Sri Lanka.

Sulle tracce dei tre prìncipi, ecco che cosa mi è successo oggi.
Con in mente un nuovo laboratorio, pensavo e ripensavo alle belle parole di Mariella Gramaglia in apertura del libro Nina e i diritti delle donne: «ognuna di noi trae forza da uno scampolo di memoria del passato per dare un significato più grande al suo presente. Quando sono molto sconfortata, quando la politica mi sembra brutta e lontana, prendo coraggio pensando alla medaglietta e agli alluvionati di Lina [Merlin] o a una piccola storia della mia vita. Anche tu potrai trovare, in questo libro o in altri, il tuo aneddoto da conservare come un talismano».

Mi piacerebbe, mi sono detta, raccogliere in un enorme albero genealogico, completamente al femminile, le grandi regine e le grandi donne che nei quattro angoli del mondo hanno cambiato in meglio la loro vita e quella di molte altre. Un fitto arazzo dove inserire i loro ritratti come se fossero tanti talismani.
Cercando ispirazione tra le immagini di alberi genealogici antichi e recenti, lussureggianti e schematici, mi sono imbattuta in A family tree di Norman Rockwell. Sulle radici dell’albero in questione spicca un pirata: perché, spiega l’autore, «in ogni famiglia c’è sempre un ladro di cavalli o due».

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A family tree corredava un articolo di Atlantidezine sul lavoro della psicologa Anne Ancelin Schützenberger, tutto incentrato sulla psicogenealogia, una disciplina che mette in evidenza quanto spesso l’eredità di chi ci ha preceduto pesi sulla vita di tutti i giorni e, inconsapevolmente, ci condizioni in negativo.

Già. Perché nell’albero genealogico di tutti c’è un’eredità doppia, ambigua: positiva e negativa insieme. I trionfi e le disfatte, le frustrazioni e le soddisfazioni che sono appartenute a chi ci ha preceduto in qualche modo ci riguardano, ci toccano, ci inseguono.

Ma noi siamo noi. Possiamo impacchettare il passato perché sia un bagaglio, non una zavorra.
Essere liberi è più difficile di quanto si pensi. Dipende da noi fare le scelte più adatte, e per questo può capitare di avere paura, e anche tanta.

* * *

«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio
«Sto diventando acqua, come faccio?
Acqua che fugge nel suo gocciolìo!
Ci sono gocce, non ci sono io!»
Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri
Il mondo cambia, sotto i raggi miei
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri
E poi lasciati andare a ciò che sei»
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento
Non ebbe più paura di cambiare
E un giorno disse: «Il sale che io sento
Mi dice che sto diventando mare
E mare sia. Perché ho capito, adesso
Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso»

Bruno Tognolini, Filastrocca dei mutamenti

nonni e nipoti piano nel tempo insieme stanno

Organizzazione, ordine e costanza.
Orgoglio per il lavoro ben fatto, e per averci impiegato tempo e fatica.
La stanchezza come segno tangibile dell’essersi guadagnato la giornata.
La curiosità e l’inarrestabile voglia di fare.
Lavorare perché si deve. E perché è molto meglio passare il tempo costruendo. Costruire cose che siano eterne.

Mast’Alfredo era questo e molto, molto altro.
E lo è ancora.

mast'Alfredo

Ci sono delle cose
che solo i nonni sanno,
son storie più lontane
di quelle di quest’anno.
Ci sono delle coccole
che solo i nonni fanno,
per loro tutti i giorni
sono il tuo compleanno.
Ci sono nonni e nonne
che fretta mai non hanno:
nonni e nipoti piano
nel tempo insieme stanno.

Bruno Tognolini, I nonni