di cosa parliamo quando parliamo di fate /about fairies/

Ne Gli animali fantastici: dove trovarli di Newt Scamander ecco cosa si legge alla voce ‘fata’:

«La fata è una piccola bestia decorativa di scarsa intelligenza. Spesso usata o fatta apparire dai maghi a scopo estetico, in genere la fata abita boschi o radure. Misura da due centimetri e mezzo a dodici centimetri e mezzo e possiede corpo, testa e arti minuscoli di foggia umana, ma esibisce grandi ali da insetto, che possono essere trasparenti o multicolori in base al genere.
La fata possiede un debole potere magico che può usare per fermare i predatori, come l’Augurey. È di natura rissosa ma, essendo vanitosa all’eccesso, diventa docile tutte le volte che viene chiamata a fare da decorazione. Nonostante le sembianze semi-umane, la fata non è in grado di parlare. Emette un acuto ronzio per comunicare con le compagne.
La fata depone fino a cinquanta uova alla volta sulla pagina inferiore delle foglie. Le uova si schiudono lasciando uscire coloratissime larve. All’età di sei-dieci giorni queste filano un bozzolo, dal quale escono un mese dopo in forma di adulti completamente formati e alati».

Secondo la classificazione ufficiale del Ministero della Magia, le creature magiche si dividono in esseri, animali e spiriti – laddove per essere s’intende «qualunque creatura dotata d’intelletto sufficiente da comprendere le leggi della comunità magica e da assumersi parte della responsabilità di stilare quelle leggi», e per spirito un fantasma, ossia un ex-essere. Le fate rientrano nella categoria degli animali.

Come accenna Newt Scamander, questa non è affatto l’immagine che delle fate abbiamo noi Babbani. E non mi riferisco solo ai libri di fiabe, dove le fate svolgono spesso il ruolo di magico aiutante, ma anche e soprattutto ai libri-inchiesta come Fate, scritto e illustrato da Brian Froud e Alan Lee, ricco di appunti su usi e costumi, leggende e ballate, affollato di disegni e identikit dei vari esserini descritti e perfino corredato di testimonianze fotografiche raccolte nel corso di uno studio sul campo.

In Fantastic Beasts and Where to Find Them by Newt Scamander this is what you can read under the heading ‘fairy’:

«The fairy is known for its little intelligence. It is a small, but decorative creature. It general inhabits glades or woodlands. It can range in height from five to as little as one inch. They look like a miniature human in body, but also have large insectlike wings can either be multi-colored or transport according to the type of fairy it is.
The fairies have a quarrelsome nature and their magic is usually used to deter predators. Surprisingly though the fairy can not speak, they make a high pitched buzzing sound to communicate with one another.
The fairy can lay up to fifty eggs at one time, usually on the underside of leaves. Their eggs hatch into a bright colored larvae. When they reach the ripe old age of six to ten days they will spin themselves into a cocoon and after about a moth there break free fully formed winged adults».

According to official classifications used by the Ministry of Magic, the magical creatures are divided into beings, beasts and spirits – where being is generally defined as «any creature that has sufficient intelligence to understand the laws of the magical community and to bear part of the responsibility in shaping those laws», and spirit as a ghost, that is an ex-being. The fairies fall into the beasts category».

As Newt Scamander says, we Muggles have an other idea about the fairies. And I’m not only talking about fairytales book, where the fairies play a magical helper role, but also about a inquiry book like Faeries, written and illustrated by Brian Froud and Alan Lee, rich in notes about habits, legends and ballads, filled of drawings and identikits of various retrayed beings and also supplied with photographic evidences taken during a fieldwork.

Faeries Froud Lee book

Nell’introduzione, Betty Ballantine definisce le fate «creature estranee, con valori morali ben lontani dal genere umano. Non pensano e, cosa ancora più importante, non sentono, come gli umani. È proprio questa la causa dell’invidia per i mortali, e la fonte di buona parte dei guai che provocano. Infatti, anche le Fate sono creature di rozza sostanza vitale, attratte incessantemente da ogni forma di creatività e soprattutto dagli istanti di grande commozione, ai quali cercano di partecipare».Esseri o animali? Buone o cattive? Chi o che cosa sono le fate?
Io non so dirvi con precisione, ne conosco alcune, e conosco anche alcuni folletti, ma non posso e non voglio azzardare definizioni.Gli esserini che conosco abitano in una collina cava, che si apre nei giorni (o meglio, nelle notti) di festa. La collina è governata da una regina, la Regina, come la chiamano, perché non mi è riuscito di saperne il nome. La Regina assegna loro attività e incarichi, li aiuta nei momenti di difficoltà, permette loro che vivano una vita serena, per quanto piena di lavoro. Si deduce che ogni fata o folletto o scontento vive secondo le leggi rappresentate dalla Regina, secondo le abitudini ereditate dalla propria famiglia e secondo quanto gli suggerisce la testa di volta in volta. Per il resto, mi trovo d’accordo con Froud e Lee – Le leggende e i miti sulle Fate sono molti e diversi, spesso contraddittori: solo una cosa è certa, che nulla è certo.

PS: Un piccolo omaggio a Hogwarts, ovvero il castello in scatola.
[Per gentile concessione di Serena, e con un ringraziamento alle co-autrici Maria, Sara, Iosetta, Elisa, Maria Grazia, Chiara, Arianna, Gisela e Annalisa]

Into preface, Betty Ballantine says that «faeries are alien creatures with values and ethics far removed from mankind. They do not think, and most notably they do not feel, the way that humans do. This is precisely the core of much of their envy of mortals and the source of a good deal of the trouble they cause. Faeries are themselves creatures of the raw stuff of life and are ceaselessly attracted to all forms of creativity and particularly to moments of high emotion in which they seek to be participants».Beings or beasts? Good or bad? Who or what are the fairies?
I can’t explain, I know some fairies and some hobs too, but I can’t and I don’t want hazard a definition.The beings I know live in a hollow hill, that open for holidays, or even, for holiday nights. The hill is ruled by a queen, the Queen, I couldn’t know the name. The Queen awards them jobs and commissions, helps them being in trouble, let them live peacefully, but hard-working. I gather that every fairy or hob or Unseelie lives according to laws represented by Queen, habits got from this family and according to his mind. Apart for that, I agree with Froud and Lee  The myths and legends about Faerie are many and diverse, and often contradictory: only one thing is certain, that nothing is certain.

PS: A little tribute to Hogwarts, that is the castle in box.
[By courtesy of Serena and special thanks to Maria, Sara, Iosetta, Elisa, Maria Grazia, Chiara, Arianna, Gisela and Annalisa]

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sospeso nel vento /suspended in the wind/

«Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettar niente che è terribile», Cesare Pavese, Il mestiere di vivere. «Waiting is still an occupation. It is having nothing to wait for that is terrible», Cesare Pavese, This Business of Living.
Casorati_attesa

L’attesa, Felice Casorati, 1918

– È bella come Afrodite! – ecco una frase che la dea proprio non sopportava. Da qui cominciò la tragedia di Mirra, che si concluse solo quando, mutata in albero, dalla corteccia partorì un bambino. Adone divenne un bellissimo giovane. Afrodite decise di tenerlo solo per sé, e pensò bene di nasconderlo nell’Ade frattanto che svolgeva i suoi doveri di dea. Ma, appena notò Adone, anche Persefone se ne invaghì e cominciò ad avanzare varie pretese di comproprietà. Si sottopose la questione al giudizio degli dei. Fu deciso che Adone avrebbe dovuto trascorrere un terzo dell’anno con Afrodite, un terzo con Persefone e un terzo per conto suo. Per Afrodite non fu un problema persuadere il giovane a restare con lei più del dovuto. Fino al giorno in cui, durante una battuta di caccia, un cinghiale lo colpì a morte trascinandolo per sempre lontano da lei. Dal suo sangue la dea fece nascere uno splendido fiore che le ricordasse per sempre quanto era stata felice.

Ma dura poco: mal piantato e fragile
perché troppo sottile e troppo lieve,
quel fiore deve al vento il proprio nome,
e proprio il vento ne disperde i petali.

Ovidio, Metamorfosi, Libro X, vv. 731-739 (traduzione di M. Scaffidi Abbate)

– She’s as beautiful as Aphrodite! – a sentence the goddess quite didn’t like. So began Myrrh’s tragedy, and didn’t end until she turned into a tree and gave birth to a baby. Adonis became a handosome boy. Aphrodite decided to keep him and hide him in the Hades while she did her goddess duties. As she noticed Adonis, even Persephone fell in love with him and pretend to insisted on him. The gods discussed the problem and then decided: Adonis had to spend a third of a year with Aphrodite, a third with Persephone and a third alone. Aphrodite easily persuaded the boy to spend with her more time than that.Unfortunatelly one day, while he was hunting, a boar killed him dragging him away from her. From his blood the goddess created a beautiful flower which always to remind of her lost happiness.

So sudden fades the sweet Anemonè.
The feeble stems, to stormy blasts a prey,
Their sickly beauties droop, and pine away.
The winds forbid the flowers to flourish long,
Which owe to winds their names in Grecian song.

Ovid, Metamorphoses, Book 10, vv. 730-739 (translated by S. Garth and J. Dryden)

windflowers race hand

Corteggiata sia da Borea, gelido e sgradevole, che da Zefiro, delicato e gentile, la ninfa Anemone non ebbe dubbi su chi scegliere dei due.Ma Zefiro era amato anche da Clori, la dea dei fiori, che tolse di mezzo la rivale trasformandola in un fiore: un fiore che sboccia prima del tempo subendo la violenza del vento invernale e che, all’arrivo del vento primaverile, ha già perso i suoi petali e la sua bellezza – un fiore che si consuma nell’attesa di chi ama.anemone Courted by the cool and unpleasant Boreas and the gentle and kind Zephyr, nymph Anemone didn’t have a doubt on which of them was better for her. But Cloris, goddes of flowers, loved Zephyr too, and so she turned her rival into a flower: a flower that blossoms early, suffering the winter wind and losing his petals and beauty as spring comes by – a flower that pines away waiting for her lover.   windflower

 

Strettalafoglia in soffitta

Accorgersi che quello che fai non interessa soltanto a te è una sensazione bellissima.
Grazie grazie grazie a Daniela che mi ha intervistato per il suo blog, La scuola in soffitta. Cliccate sull’immagine e, se vi va, leggete e commentate!

scuolainsoffitta_immagine

La scuola in soffitta

l’Ultima Dimora Accogliente

Rivendell by J.R.R. Tolkien

Gran Burrone disegnato da J.R.R. Tolkien per Lo Hobbit

«E così finalmente arrivarono tutti all’Ultima Dimora Accogliente, e trovarono le porte spalancate.
Certo è una cosa strana, ma sta di fatto che a parlare delle cose belle e dei giorni lieti si fa in fretta, e non è che interessi molto ascoltare; invece da cose disagevoli, palpitanti o addirittura spaventose si può fare una buona storia, o comunque, un lungo racconto. Rimasero per un bel po’ in quella casa confortevole, almeno quattordici giorni, e trovarono duro andarsene. Bilbo sarebbe stato contentissimo di fermarsi lì in sempiterno, anche supponendo che un desiderio esaudito per magia lo avesse riportato senza guai diritto alla sua caverna hobbit. Eppure, di quel soggiorno c’è poco da raccontare.

«Il padrone di casa era un amico degli elfi, una di quelle persone i cui padri compaiono nelle strane storie anteriori all’inizio della Storia, nelle guerre tra gli orchi malefici, gli elfi e i primi uomini del Nord. Nei giorni in cui si svolge la nostra storia c’erano ancora delle persone che avevano per antenati sia gli elfi sia gli eroi del Nord, e Elrond, il padrone di casa, era il loro capo.
Era nobile e bello in viso come un sire elfico, forte come un guerriero, saggio come uno stregone, venerabile come un re dei nani, e gentile come la primavera. Compare in molte storie, ma la sua parte in quella della grande avventura di Bilbo è piccola, anche se importante, come vedrete se mai ne arriviamo alla fine. La sua casa era perfetta, che vi piacesse il cibo, o il sonno, o il lavoro, o i racconti, o il canto, o che preferiste soltanto star seduti a pensare, o anche se amaste una piacevole combinazione di tutte queste cose. In quella valle il male non era mai penetrato.

«Vorrei avere il tempo di raccontarvi almeno qualcuna delle storie, o riportare una o due delle canzoni che udirono in quella casa. Tutti quanti, perfino i pony, si rinfrancarono e si rinforzarono in quei pochi giorni che vi trascorsero. Fu presa cura dei loro abiti come delle loro ammaccature, del loro umore e delle loro speranze. Le loro bisacce furono riempite di cibo e di provviste leggere da portare, ma tanto sostanziose da permetter loro di passare al di là dei passi montani. I loro piani furono migliorati da eccellenti consigli. Così si arrivò a Ferragosto, ed essi dovevano rimettersi in cammino proprio la mattina di Ferragosto, al sorgere del sole».

J.R.R. Tolkien a proposito di Imladris o Gran Burrone (o Forraspaccata), Lo Hobbit pp. 67-68.

* * *

Ricordate che cosa si era detto dei castelli fatati?

Ogni castello fatato è un rifugio – per chi è stanco di quel che ha fatto e di quel che ancora deve fare, è un ristoro, un incoraggiamento, un talismano.
Da portare sempre con sé.