Le 7 regole della felicità e altri buoni propositi

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È vero, spesso l’Epifania i buoni propositi porta via. Forse perché sono troppi per le nostre forze, o magari perché sono troppo generici. Io però ci provo lo stesso, usando le parole di chi davvero mi può insegnare qualcosa di grande.

#1 Sentiti libera
Soprattutto nelle scelte quotidiane. Sì, ma in che modo? Tornano utili le indicazioni di Erich Fromm, psicoanalista tedesco autore di The heart of man: its genius for good and evil (in italiano Psicoanalisi dell’amore):

La libertà di scelta non è una facoltà formale astratta che o si “ha” o “non si ha”.
Supponiamo che due giocatori ugualmente bravi inizino una partita [di scacchi], ambedue hanno la stessa chance di vincere; in altre parole, ognuno ha la stessa libertà di vincere. Dopo, diciamo, cinque mosse, il quadro è già diverso. Ambedue possono ancora vincere, ma A, che ha fatto una mossa migliore, ha già una chance maggiore di vincere. Ha, per così dire, più libertà di vincere del suo avversario B. Eppure B è ancora libero di vincere. Dopo qualche altra mossa, A, che ha continuato a fare mosse corrette che non venivano efficacemente combattute da B, è quasi sicuro di vincere, ma soltanto quasi. B può ancora vincere. Dopo qualche altra mossa il gioco è deciso. B, sebbene sia un bravo giocatore, riconosce di non avere più la libertà di vincere; vede di aver ormai perduto prima di subire effettivamente lo scacco matto. Solo il povero giocatore che non può adeguatamente analizzare i fattori determinanti vive con l’illusione di poter ancora vincere dopo aver perduto la libertà di farlo; a causa di questa illusione deve andare avanti fino all’amara fine e subire il suo scacco matto.
Ciò che implica l’analogia del gioco degli scacchi è evidente. La libertà non è un attributo costante che “abbiamo” o “non abbiamo”. In realtà, non esiste nulla di simile alla libertà tranne come parola e come concetto astratto.C’è soltanto una realtà: l’atto di liberarci nel processo di operare delle scelte.

#2 Non provare rancore
Rancore deriva dal verbo latino rancere, letteralmente ‘essere rancido’. È un sentimento di rivalsa che nasce da una frustrazione e si protrae nel tempo. Parlando nel linguaggio di Inside Out, porta al comando Rabbia e Disgusto escludendo gli altri “omini del cervello”.
È uno stato d’animo sgradevole e, quel che è peggio, totalmente inutile. Il punto è capire chi sono, e quanto le mie azioni e soprattutto la mia volontà corrispondono ai miei veri desideri. Per non essere “rancida” basta essere un po’ più onesta.

– Non sei mica fascista? – mi disse.
Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai. – Lo siamo tutti, cara Cate – dissi piano – Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista.
[Cesare Pavese, La casa in collina]

#3 Sii felice
Per arrivare lontano conta avere buoni modelli. Shigeru Mizuki è stato un grande disegnatore e narratore che ha descritto con meraviglia e ironia gli spiriti del folklore giapponese. A quanto pare, fu anche un grande uomo: costretto ad andare in guerra, in un bombardamento perse il braccio sinistro e, da mancino, imparò di nuovo a disegnare con la mano destra. Terrò a mente le sue 7 regole per essere felici:

7) Credi in ciò che non vedi. Le cose più importanti al mondo sono quelle che non puoi tenere in mano.

6) Prendila con calma. Ovviamente, lavorare è necessario, ma non bisogna esagerare! Senza il riposo, arriva l’esaurimento.

5) Talento e retribuzione non hanno relazione tra loro. Il denaro non è una ricompensa del talento e del duro lavoro. L’obiettivo è la propria soddisfazione. Ogni sforzo vale la pena di esser fatto se si fa ciò che si ama.

4) Credi nel potere dell’amore. Niente è più importante di fare ciò che si ama e stare con le persone che si amano.

3) Fa’ ciò che ti piace. Non ti preoccupare se gli altri lo trovano sciocco. Guarda tutta la gente eccentrica che c’è al mondo, sono felicissimi! Segui la tua strada.

2) Segui la tua curiosità. Segui ciò che ti attrae, come una compulsione. Anche senza soldi o ricompensa.

1) Non cercare la vittoria. Il successo non è la misura della vita. Fa’ semplicemente ciò che ti piace. Sii felice.

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Una storia per imparare a dire NO: “La principessa splendente”

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Un anziano tagliatore di bambù trova in una pianta che brilla una bambina così piccola da stare in una mano. Poiché non ha figli, con la moglie decide di adottarla. La bambina cresce con una rapidità sorprendente e si adatta facilmente alla vita tra i boschi e ai giochi con i ragazzi del villaggio. Quando però il tagliatore trova nei bambù oro e stoffe pregiate, si convince che è suo dovere crescerla come una principessa, e fa trasferire la sua famiglia in una grande casa in città.

La bambina diventa presto una fanciulla straordinariamente bella e le viene dato il nome di Nayotake no Kaguya-hime, ossia “Principessa splendente del flessuoso bambù”.
Kaguya non è però contenta della sua nuova condizione. Una principessa non corre e non suda, non esce di casa e non parla con gli estranei se non dietro un paravento di bambù.
Una principessa non è che un oggetto prezioso da custodire e, di tanto in tanto, esibire.

Intanto, la fama della bellezza di Kaguya arriva all’orecchio dell’imperatore, che la vuole a palazzo come nuova moglie.
Una principessa non può dire di no all’imperatore perché nessuno dice di no all’imperatore.
Ma Kaguya non è come gli altri.
Appartiene al Regno della Luna. Era venuta sulla Terra perché, affascinata dai sentimenti che gli umani provano l’uno verso l’altro, voleva vivere come una di loro. Ma adesso è infelice e qualcuno verrà a prenderla per riportarla indietro, facendole dimenticare tutto quello che ha vissuto sulla Terra.

Kaguya ritrova la sua libertà tornando sulla Luna. Ma noi, che siamo di questo mondo e su questo mondo dobbiamo restare, non possiamo aspettare che qualcuno ci salvi. Dobbiamo imparare a non farci schiacciare.
Come il Cavaliere Nero.

* * *

Il racconto di un tagliabambù (Taketori monogatari) risale al X secolo e pare sia il più antico testo narrativo giapponese. La versione che ho riportato non è quella classica, bensì la rivisitazione fatta da Isao Takahata nel film d’animazione La storia della principessa splendente.
Il film è straordinario anche per come la storia è stata disegnata. La tecnica adottata si ispira al sumi-e, una forma d’arte che consiste nel dipingere solo con inchiostro nero e con un gesto calligrafico, deciso, preciso ed essenziale.

La storia di Kaguya, molto popolare in Giappone, ha naturalmente ispirato moltissimi artisti, tra cui alcuni autori di manga e anime. Le principali eredi di Kaguya sono due:
Sailor Moon di Naoko Takeuchi, dove si parla della principessa del Regno della Luna ma dove non c’è un rimando diretto alla leggenda (l’unico personaggio di nome Snow Kaguya sembra somigliare alla Regina delle Nevi della fiaba di H.C. Andersen);
La regina dei 1000 anni o Queen Millennia di Leiji Matsumoto, dove la protagonista è il diretto successore di Kaguya e con i suoi amici si assume il compito di difendere la Terra e l’umanità dalla distruzione (per i nostalgici, qui si può ascoltare la sigla italiana dell’anime).

Avvistamenti di fate

Pochi giorni fa il Corpo Forestale dello Stato ha dichiarato di avere in archivio un fascicolo intitolato Gnomi e fate dei boschi. Il documento raccoglie le segnalazioni degli avvistamenti di creature misteriose raccolte in circa 15 anni.

Tra le segnalazioni c’è una foto scattata da un signore di Cesena che sembra ritrarre un ometto dalle orecchie a punta chino sulla neve. La testimonianza del signore, molto rispettabile e per niente incline a fare scherzi stupidi, è stata considerata sincera ma la foto è poco chiara. E poi c’è il fatto che l’avvistamento, come quasi tutti quelli raccolti nel fascicolo, riguarda l’area dell’Appennino tosco-romagnolo, dove da secoli si raccontano storie su elfi e gnomi.
Quindi il fatto che la Forestale abbia raccolto le segnalazioni non significa che siano vere.
Voi che cosa vedete nella foto in questione?

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Gli avvistamenti archiviati dalla Forestale fanno venire in mente un’altra vicenda ormai leggendaria.
Nel 1922 sir Arthur Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes e sostenitore del metodo scientifico per la conduzione delle indagini, scrive un libro inchiesta intitolato Il ritorno delle fate. Sir Arthur sostiene che le fate esistono sulla base delle foto che due ragazzine avevano scattato in un bosco dello Yorkshire.

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Nel villaggio di Cottingley, le cugine Elsie Wright e Frances Griffiths tornano a casa dopo aver giocato nel bosco. Frances viene aspramente rimproverata perché ha il vestito sporco e pieno di fango. Elsie la difende dicendo che era caduta nel torrente per giocare con le fate. Qualche giorno dopo, le due ragazzine tornano nel bosco e scattano delle foto con la macchina fotografica del padre di Elsie.

Vedendo le foto, l’ingegner Wright continua a pensare che siano tutte stupidaggini, ma sua moglie comincia a crederci. La vicenda attira l’attenzione di sir Arthur, che stava scrivendo di fate per conto dello Strand Magazine. Sir Arthur va sul posto e, nonostante lo scetticismo iniziale, si convince che le bambine dicano la verità e dichiara di credere nell’esistenza delle fate.

Nel 1983 Frances rivela la verità.
Elsie aveva parlato delle fate per difenderla dai rimproveri. Le due avevano poi pensato di fare uno scherzo ai genitori. Avevano così ritagliato e ritoccato i disegni di un libro per bambini, Princess Mary’s Gift Book, e scattato le foto. Nessuna delle due immaginava che nello scherzo sarebbe caduto persino il creatore di Sherlock Holmes e con lui centinaia di persone.

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Infine, un’altra storia (quasi) vera.
Nel 1991 morì Lady Angelica, l’ultima erede della famiglia Cottington. Nessuno la conosceva di persona perché fin da bambina era vissuta reclusa, con la governante come unica compagnia. Prima che il palazzo di famiglia fosse abbattuto per fare posto a degli uffici, fu ritrovato il suo diario. Angelica riusciva a vedere le fate e le collezionava schiacciandole tra le pagine come se fossero fiori.
Qualche anno dopo Brian Froud riprodusse fedelmente il diario, che fu pubblicato col titolo di Lady Cottington’s Pressed Fairy Book.
Eccovi un piccolo estratto.

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Liebster Award 2015

liebster-award1Il Liebster Award è una catena di Sant’Antonio che ha lo scopo di segnalare il lavoro dei blog piccolissimi. Ringrazio Raffaella per la nomination e vi invito tutti a fare un salto sul suo blog, La prossima volta mamma.

Le regole per partecipare sono le seguenti:

  • Ringraziare il blog che ti ha nominato
  • Rispondere alle 10 domande
  • Nominare altri 10 blog con meno di 200 follower
  • Comunicare la nomina ai 10 blog scelti

Ecco la mia auto-intervista:

Perché hai aperto un blog?
Mi sembrava il posto giusto per raccogliere le generalità degli esserini fatati che fabbrico con carta e fil di ferro.

Ci parli un po’ delle tue passioni?
Mi piacciono le storie. Penso che siano utili per farci riflettere sulla nostra vita e spingerci a trasformarla. Mi piace stare con i bambini perché pensano come me che le fiabe siano vere.

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?
È difficile trovare l’equilibrio tra le ragioni personali che ti fanno aprire un blog e l’esigenza di comunicare con gli altri. I commenti dei lettori aiutano a trovare la strada giusta, a capire che cosa può essere interessante esplorare.

Di cosa parli nel blog?
Riferisco le fiabe, i miti e i racconti che mi aiutano a interpretare la realtà. Le storie forniscono spesso soluzioni ai problemi quotidiani, anche a quelli che sembrano insolubili.

Hai creato un rapporto di amicizia con altre blogger? Vi siete mai conosciute personalmente?
Con gli altri blogger è più facile creare un rapporto professionale, perché spesso si hanno interessi in comune. L’amicizia presuppone una frequentazione assidua della persona, oltre che del suo blog. Finora non mi è mai successo.

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?
Un blog in cui affidi la parte più creativa di te cresce solo se ci credi. Mi auguro quindi di scrivere più regolarmente cose più interessanti, in modo da avere più lettori e non poter più concorrere per il Liebster Award.

La cosa che sai fare meglio?
Leggere storie. Pensare a come un oggetto possa trasformarsi in qualcos’altro, per esempio a come un piatto di carta possa diventare una nave pirata.

Quanto tempo dedichi al tuo blog?
Poco. Mi concedo di scrivere solo dopo aver finito tutto il resto, come la matrigna di Cenerentola.

Come nascono i tuoi post?
Quando scopro l’esistenza di un nuovo esserino fatato. Quando succede qualcosa di terribile e voglio elaborarlo attraverso una storia. Quando trovo qualcosa di veramente bello.

Un saluto a chi legge?
Grazie di essere arrivato/a fin qua.
Visto che hai avuto tanta pazienza, perché non dai uno sguardo al mio blog e mi dici che cosa secondo te non funziona? ;)

E infine, ecco le mie nominations :

Il cantafiabe smemorato perché raccoglie fiabe e illustrazioni stupende

The faery folklorist perché esplora i luoghi reali delle leggende irlandesi

A misura di bimbo perché raccoglie quel che in una casa piacerebbe ai più piccoli

Il ramo di corallo perché è scritto dalla traduttrice di Thomas C. Croker

Cappello a bombetta perché propone lavori creativi interessanti

La via dell’ambra perché raccoglie lavori e riflessioni di una costumista in gamba

Il palazzo di Sichelgaita perché riferisce storie e studi su un personaggio storico a me molto caro

Quaderni slavi perché è scritto da una bravissima libraia ed è dedicato alle letterature dell’Est

Cosas de absenta perché racconta Barcellona con curiosità e competenza

Rosmillario perché combina la passione per il cucito e per i film in bianco e nero