un fiore guerriero /a warrior flower/

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L’unica a restarne commossa, anzi sconvolta, fu Bradamante. Corse alla sua tenda.

– Presto! – chiamò governanti, sguattere, fantesche – Presto! – e gettava all’aria panni e corazze e lance e finimenti – Presto! – e lo faceva non come suo solito nello spogliarsi o in uno scatto d’ira, ma per mettere in ordine, per fare un inventario delle cose che c’erano, e partire. – Preparatemi tutto, parto, parto, non resto qui un minuto di più, lui se n’è andato, l’unico per cui questa armata aveva un senso, l’unico che poteva dare un senso alla mia vita e alla mia guerra, e adesso non resta altro che un’accozzaglia di beoni e violenti me compresa, e la vita è un rotolarsi tra letti e bare, e lui solo ne sapeva la geometria segreta, l’ordine, la regola per capirne il principio e la fine!

E così dicendo indossava pezzo a pezzo l’armatura da campagna, la guarnacca color pervinca, e presto fu pronta in sella, mascolina in tutto tranne che nel fiero modo che hanno d’esser virili certe donne veramente donne, e spronò il cavallo al galoppo travolgendo palizzate e funi di tende e bancarelle di salumai, e presto sparì in un alto polverone.

[Italo Calvino, Il cavaliere inesistente] pervinca

The only one to be moved, indeed overwhelmed, was Bradamante. She hurried to her tent.

– Quick! – she called to her maids and retainers – Quick! – and flung into the air clothes, armor, lances and ornaments –Quick! – doing this not as usual when undressing or angry, but to have all put in order, make an inventory and leave. – Prepare everything, I’m leaving, leaving, not staying here another minute; he’s gone. The only one who made any sense in this whole army, the only one who can give any sense to my life and my war, and now there’s nothing left but a bunch of louts and nincompoops including myself, and life is just a constant rolling between bed and battle. He alone knew the secret geometry, the order, the rule, by which to understand its beginning and end!

So saying, she put on her country armor piece by piece, and over it her periwinkle robe. Soon she was in the saddle, male in all except the proud way certain true women have lookink virile, spurred her horse to the gallop, dragging down palisades and tents ans sausage stalls, and soon vanished into a high cloud of dust.

[Italo Calvino, The Nonexistent Knight] periwinkle

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sulla margherita

Il termine margherita deriva dal gr. margarítēs ‘perla’, e nel linguaggio dei fiori ha diversi significati, tutti positivi e collegati ai concetti di bellezza e purezza. Il nome inglese daisy deriverebbe dall’espressione day’s eye ‘occhio del giorno’, in riferimento sia alla corolla a raggiera, che ricorda il sole, sia alla sua predilezione per la luce diretta (caratteristica comune anche al girasole, al settembrino e gli altri fiori della stessa famiglia, le Asteraceae).

Secondo la medicina popolare, questa pianta era utile a curare le malattie degli occhi, la tensione nervosa e addirittura le ferite da taglio – tanto che i medici che accompagnavano le legioni romane non facevano mai mancare una provvista di margherite fresche in caso di combattimento.

Nel medioevo era simbolo di amore fedele: la ghirlanda di margherite era l’ornamento indossato da una dama innamorata e il pegno che lasciava al suo cavaliere quando questi partiva per andare in guerra.

Al fiore si attribuivano anche capacità profetiche. Era di buon auspicio sognare margherite in primavera o in estate, e al contrario era cattivo presagio in autunno o in inverno. Calpestare sette margherite in un prato era il segno dell’arrivo della bella stagione e quindi un augurio di abbondanza, ma portava sfortuna piantarle nel proprio giardino. Per conoscere quanti anni doveva aspettare per sposarsi, una fanciulla doveva contare le margherite che aveva raccolto a occhi chiusi; per sapere se l’amato ricambiava il suo amore, doveva strapparne i petali sussurrando “m’ama non m’ama”.

Inoltre, si pensava che una ghirlanda di margherite poteva proteggere dagli scherzi del popolo fatato durante i festeggiamenti del calendimaggio.

Anche sulla Collina si parla molto bene delle margherite:

margherita

 

fiori d’arancio

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Si dice che il re di Spagna fosse molto geloso del suo giardino di aranci. Forse perché era l’unico ad avere quelle piante, dalle foglie profumate e dai frutti dorati, o forse perché erano il dono di una bellissima principessa mora che non aveva mai dimenticato.
Un potente ambasciatore pagò cinquanta monete d’oro al giardiniere perché ne strappasse un ramo fiorito e glielo consegnasse in gran segreto. Il pover’uomo diede l’intera fortuna in dote a sua figlia, e questa poté finalmente sposarsi.
Da allora non c’è matrimonio senza fiori d’arancio.

fior d'arancio

il fascino della palude

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Così direbbe un prof. di letteratura italiana:

Nei poemi cavallereschi c’è sempre un bosco-foresta-selva in cui il protagonista di turno si smarrisce. Smarrirsi, non perdersi. C’è una bella differenza:
 perdere (dal verbo latino pereo) si collega al concetto di distruzione: se perdi una cosa è perché è andata distrutta, non esiste più;
– smarrire (dal verbo germanico marrjan) si ricollega ai concetti di impedimento e confusione: se smarrisci qualcosa non la trovi, ma da qualche parte c’è ancora.
Il cavaliere che smarrisce qualcosa o che si smarrisce ci riporta alla queste ovvero “ricerca”, lo scopo ultimo di tutti i poemi cavallereschi.

Può accadere che nel bosco ci sia uno specchio d’acqua o una fonte o uno stagno, qualcosa o qualcuno che ti offre ristoro e, con garbo e gentilezza, ti invita a non proseguire. E tu resti lì, fermo.
Questo è l’incanto della fata Melusina.

Melusina

si cambia musica

Dopo aver scacciato con cura tutto il male e tutto il brutto dell’anno appena trascorso, il vischio si fa un bel balletto.

Un buon 2013 da tutti gli abitanti della Collina.