chi siamo? chi vorremmo essere? e chi saremo?

Per serendipità, in inglese serendipity, si intende l’attitudine a fare scoperte fortunate e impreviste, ma anche la capacità di cogliere e interpretare correttamente un fatto rilevante che si presenti in modo inatteso e casuale*. Quel che accade quando, come diceva il poeta Andrea Zanzotto, «miri a conquistare le Indie e raggiungi l’America».

Il termine ha un’etimologia molto particolare: «È stato una volta che lessi una favoletta dal titolo I tre prìncipi di Serendippo. Quando le loro altezze viaggiavano, continuavano a fare scoperte, per accidente e per sagacia, di cose di cui non erano in cerca: per esempio, uno di loro scoprì che un cammello cieco dall’occhio destro era passato da poco per la stessa strada, dato che l’erba era stata mangiata solo sul lato sinistro, dove appariva ridotta peggio che sul destro – ora capisce la serendipità?» Così scrive ad un amico Horace Walpole, riferendosi a un racconto persiano tradotto in italiano da un certo Cristoforo Armeno; Serendippo deriverebbe da Serendip, nome persiano dello Sri Lanka.

Sulle tracce dei tre prìncipi, ecco che cosa mi è successo oggi.
Con in mente un nuovo laboratorio, pensavo e ripensavo alle belle parole di Mariella Gramaglia in apertura del libro Nina e i diritti delle donne: «ognuna di noi trae forza da uno scampolo di memoria del passato per dare un significato più grande al suo presente. Quando sono molto sconfortata, quando la politica mi sembra brutta e lontana, prendo coraggio pensando alla medaglietta e agli alluvionati di Lina [Merlin] o a una piccola storia della mia vita. Anche tu potrai trovare, in questo libro o in altri, il tuo aneddoto da conservare come un talismano».

Mi piacerebbe, mi sono detta, raccogliere in un enorme albero genealogico, completamente al femminile, le grandi regine e le grandi donne che nei quattro angoli del mondo hanno cambiato in meglio la loro vita e quella di molte altre. Un fitto arazzo dove inserire i loro ritratti come se fossero tanti talismani.
Cercando ispirazione tra le immagini di alberi genealogici antichi e recenti, lussureggianti e schematici, mi sono imbattuta in A family tree di Norman Rockwell. Sulle radici dell’albero in questione spicca un pirata: perché, spiega l’autore, «in ogni famiglia c’è sempre un ladro di cavalli o due».

rockwell_a_family_tree

A family tree corredava un articolo di Atlantidezine sul lavoro della psicologa Anne Ancelin Schützenberger, tutto incentrato sulla psicogenealogia, una disciplina che mette in evidenza quanto spesso l’eredità di chi ci ha preceduto pesi sulla vita di tutti i giorni e, inconsapevolmente, ci condizioni in negativo.

Già. Perché nell’albero genealogico di tutti c’è un’eredità doppia, ambigua: positiva e negativa insieme. I trionfi e le disfatte, le frustrazioni e le soddisfazioni che sono appartenute a chi ci ha preceduto in qualche modo ci riguardano, ci toccano, ci inseguono.

Ma noi siamo noi. Possiamo impacchettare il passato perché sia un bagaglio, non una zavorra.
Essere liberi è più difficile di quanto si pensi. Dipende da noi fare le scelte più adatte, e per questo può capitare di avere paura, e anche tanta.

* * *

«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio
«Sto diventando acqua, come faccio?
Acqua che fugge nel suo gocciolìo!
Ci sono gocce, non ci sono io!»
Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri
Il mondo cambia, sotto i raggi miei
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri
E poi lasciati andare a ciò che sei»
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento
Non ebbe più paura di cambiare
E un giorno disse: «Il sale che io sento
Mi dice che sto diventando mare
E mare sia. Perché ho capito, adesso
Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso»

Bruno Tognolini, Filastrocca dei mutamenti

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