si torna al lavoro

«In quella casa stravagante, Ursula lottava per preservare il senso comune, e aveva ampliato l’industria di animaletti di caramello, aggiungendo un forno che produceva per tutta la notte canestri di pane e una prodigiosa varietà di budini, meringhe e biscottini, che si dileguavano in poche ore per le plaghe della palude. Era giunta a un’età in cui aveva diritto di riposare, ma ciò malgrado era sempre più attiva. Era così occupata nelle sue prospere iniziative, che un pomeriggio guardò distrattamente in direzione del patio, mentre l’india l’aiutava ad addolcire la pasta, e vide due adolescenti sconosciute e graziose che ricamavano a telaio nella luce del crepuscolo.

«Ursula si rese improvvisamente conto che la casa si era riempita di gente, che i suoi figli erano sul punto di sposarsi e di avere figli, e che sarebbero stati costretti a disperdersi per mancanza di spazio. Allora prese il denaro accumulato durante lunghi anni di duro lavoro, contrasse debiti coi suoi clienti, e intraprese l’ampliamento della casa. […] Seguita da dozzine di muratori e carpentieri, come se avesse contratto il delirio febbrile di suo marito, Ursula stabiliva la posizione della luce e il comportamento del calore, e distribuiva lo spazio senza il minimo senso dei suoi limiti.

«La primitiva costruzione dei fondatori si riempì di utensili e di materiale, di operai affranti di sudore, che chiedevano a tutti il favore di non intralciare, senza pensare che erano loro quelli che intralciavano, esasperati dal sacco di ossa umane che li perseguitava dappertutto col suo sordo sonagliare.
In mezzo a quei disagi, respirando calce viva e melassa di catrame, nessuno capì molto bene come fece a sorgere dalle viscere della terra non soltanto la casa più grande che ci sarebbe mai stata nel villaggio, ma anche la casa più ospitale e fresca che ci fu mai nel giro della palude».

L’angolino in cui ci si dedica al proprio lavoro diventa a volte il posto più bello del mondo.

Credits:
Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine (pp.54-57)
Mast’Alfredo
Kita Ianniello del Caleidoscopio
Laura Wadsworth di The embellished nest

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